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I FONDI PENSIONE

  

Titolo: I FONDI PENSIONE

La nuova previdenza complementare Orientamenti per la scelta
Autori: Vincenzo di Brango - Pierluigi Pulone

Edizione: 2007   Prezzo: Euro 16,00

 Link: http://www.cafieditore.com/

 

FONDI PENSIONE

La nuova previdenza complementare Orientamenti per la scelta Per previdenza si intende – nel linguaggio comune – la capacità di chi, consapevole di possibili future difficoltà, si tutela per tempo. In campo sociale il concetto di previdenza è legato alle istituzioni e alle norme volte ad assicurare alla popolazione lavoratrice mezzi di vita sufficienti in presenza di eventi sfavorevoli (quali ad es. infortunio, malattia, disoccupazione involontaria, premorienza e vecchiaia). In Italia la previdenza sociale è incentrata primariamente sul sistema pensionistico pubblico, al quale ogni lavoratore è tenuto obbligatoriamente ad iscriversi, la cui affermazione ed estensione risalgono ai primi anni del dopoguerra. In anni più recenti si è potuto assistere a una vasta diffusione di programmi previdenziali integrativi, aventi carattere complementare e non sostitutivo della previdenza pubblica, la cui finalità è di accrescere il livello di copertura del partecipante. Ne fanno parte la cosiddetta “previdenza collettiva” e la “previdenza individuale”, entrambe rivolte a fornire prestazioni pensionistiche che si sovrappongono, si aggiungono, senza tuttavia sostituire o sommarsi alla pensione pubblica di base. In particolare, la “previdenza collettiva” si rivolge ad una popolazione lavorativa contrattualmente, professionalmente o territorialmente circoscritta. La “previdenza individuale”, invece, ai singoli lavoratori che intendono aderire, su base individuale, a schemi previdenziali proposti da operatori economici. Molteplici sono le differenze tra previdenza “di base” e previdenza integrativa (o complementare): • la prima è curata dal settore pubblico, l’altra si realizza attraverso organismi aventi natura privatistica (associazioni, fondazioni, compagnie di assicurazione, banche, SIM, ecc.); • l’iscrizione alla prima è obbligatoria, mentre l’adesione all’altra è su base volontaria; • la previdenza integrativa è ispirata a criteri di rigida corrispettività tra i contributi versati e le prestazioni fornite, mentre il sistema pubblico risponde, sia pure con alcuni temperamenti, a principi solidaristici; • il regime della previdenza integrativa dei fondi pensione funziona “a capitalizzazione”, il che implica l’accumulo dei versamenti e dei relativi proventi finanziari in un conto individuale nominativo; mentre il sistema pubblico adotta, ancora per un periodo di medio termine, il regime della ripartizione (1) in cui i contributi versati dalla popolazione attiva sono immediatamente utilizzati per pagare le pensioni in essere, senza formazione di riserve finanziarie. Tuttavia, anche in presenza di marcate differenziazioni che sembrano porle quasi in contrapposizione, tra le due forme previdenziali esiste un legame. Innanzitutto, non avrebbe senso parlare di una previdenza integrativa se non con riferimento alla previdenza di base: non si saprebbe, infatti, a cosa la prima dovrebbe “integrarsi”. Inoltre, l’attuale sviluppo della previdenza integrativa è, per certi versi, la conseguenza di una retrocessione del livello di tutela offerto dalle pensioni pubbliche. La tenuta del sistema a ripartizione negli anni è stata, infatti, messa a dura prova da due fattori determinati: il primo riguarda il mancato raggiungimento e mantenimento della piena occupazione che, alla fine degli anni sessanta si dava per traguardo possibile; il secondo il mutato rapporto tra natalità e mortalità. In sostanza, la platea dei contribuenti dell’Assicurazione Generale Obbligatoria è diminuita a fronte dell’ampliarsi del numero di pensionati, per cui ad un aumento del prelievo dalle casse della previdenza ha fatto riscontro un minore gettito contributivo. Ad un percorso di difesa del sistema previdenziale pubblico attraverso riconsiderazioni degli assetti produttivi, di nuove occasioni di sviluppo, magari valutando con meno politicismo il nuovo tessuto sociale nel quale sono andati ad inserirsi lavoratori immigrati e addetti a “nuovi lavori”, spesso esclusi dal sistema previdenziale semplicemente perché ignorati. Si è preferito adeguarsi ai modelli che altre nazioni avevano adottato e che, come vedremo, non sempre forniscono risposte esaurienti e non sempre derivano da percorsi di revisione della previdenza pubblica. Senza poi considerare che i termini di paragone spesso si fanno con paesi dell’Unione Europea dove si spende molto di più in welfare (Germania, Olanda ecc.) che non in Italia. Un altro dato da tenere in considerazione per comprendere bene come si incastra la riforma della previdenza complementare nel quadro complessivo della previdenza pubblica è il fatto che nessun paese ha attivato ben quattro riforme del sistema pubblico in poco più di 12 anni (il governo Amato a fine ’92, il governo Dini nel ’95, il governo Prodi nel ’98 ed il governo Berlusconi nel 2004), segnale, questo, che rende evidente come nessuna di esse si sia posta in un’ottica di grande respiro, se è vero, come è vero, che il 2007 si annuncia come l’anno della quinta riforma. Quindi, parallelamente al succedersi delle riforme del sistema pubblico in senso sfavorevole per il lavoratore, è stata promossa e incentivata la previdenza integrativa, che si afferma sempre più come un’esigenza diffusa e non come un privilegio di poche minoranze. Nel comparto dei trasporti sono operativi, già da qualche anno, sei fondi complementari: Eurofer, Fondav, Prevaer, Previvolo, Priamo e Cooperlavoro. Quest’ultimo, per la verità, solo a partecipazione parziale di lavoratori dei trasporti, essendo rivolto ad una platea molto più ampia riguardante il settore cooperativistico; discorso a parte per Astri che ha da poco avuto l’autorizzazione all’esercizio, motivo per il quale non abbiamo dati statistici da analizzare. Quasi 100.000 lavoratori (2) del settore ferroviario, autoferrotranviario, aereo ed aeroportuale, più tutta una serie di lavoratori di cooperative di ausilio al traffico di merci e di persone hanno ritenuto necessario dotarsi di una pensione integrativa attraverso l’iscrizione ai propri fondi contrattuali. Questo libro vuole offrire a tutti i lavoratori di questo comparto, iscritti o non ad un fondo pensione, un’informazione più dettagliata perché possa tornare utile come orientamento per una scelta responsabile in materia di previdenza.

Note: 1 Ma, a regime, si trasformerà in sistema a contribuzione. 2 Dato riferito al 31.12.2005.